DIFFERENZE: DIRITTI E DIGNITA’

La collaborazione di Università Libera della Val di Cornia e del Comune di Campiglia M.ma, nell’ambito del Tavolo di Lavoro “Giovani e Società”, ha portato alla progettazione di una Giornata di studio aperta a tutta la cittadinanza che si svolgerà sabato 28 maggio 2022 per l’intera giornata. La Giornata di studio “DIFFERENZE: DIRITTI E DIGNITÀ”, vedrà la collaborazione del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, l’Associazione Psicologo di strada di Padova ed alcuni esperti e studiosi del nostro territorio. L’evento ha l’obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza in generale e le giovani generazioni in particolare sui temi della solidarietà, dell’integrazione e dell’inclusione alla luce di eventi che si stanno verificando nel nostro territorio e non solo.


COMUNE DI CAMPIGLIA MARITTIMA

mercoledì 1 giugno 2022               

Dichiarazione dell’Assessore Iacopo Bernardini per il convegno Unilibera 28 maggio 2022 “Differenze: dignità e diritti”

“Un ringraziamento a Unilibera Val di Cornia per avere organizzato questo bel convegno nel solco del tavolo Giovani e Società istituito dall’amministrazione comunale che ha sentito l’esigenza di dotarsi di uno strumento di confronto e condivisione con tutti gli attori che orbitano attorno al mondo giovanile a partire dall’istituto scolastico, le associazioni sportive, sport e le associazioni che compongono il nostro tessuto sociale. Soltanto attraverso una crescita culturale e un confronto che possa portare a risponde alle necessità e alle esigenze dei nostri concittadini più giovani, si può creare una comunità più coesa, solidale e inclusiva. A questo convegno seguirà un Festival legato a questi temi, curato dall’amministrazione comunale, che sarà presentato alla stampa nei prossimi giorni”.

Ufficio stampa: Luciana Grandi cell. 3338760991 email: l-grandi@comune.campigliamarittima.li.it


GIORNATA DI STUDIO 28 maggio 2022

DIFFERENZE: Diritti e Dignità

La Giornata di Studio organizzata da Università Libera della Val di Cornia con il Patrocinio del Comune di Campiglia M.ma sabato 28 maggio è stata davvero intensa; i relatori hanno tenuto alto il livello dei loro interventi, stimolando l’interesse verso tematiche di grande attualità, ma a volte scomode, e offrendo spunti per approfondimenti personali.

Come ha introdotto Ruggero Stanga, presidente di Unilibera Val di Cornia, fatti incresciosi ne avvengono sempre più spesso e quindi non è possibile lasciar correre, per non perdere i nostri valori: dobbiamo intervenire con prontezza senza sottovalutare quello che accade.

I relatori hanno aperto la strada alla conoscenza delle varie forme della diversità: psicofisica, culturale, razziale, di genere. Dalla non comprensione della diversità all’arrivo a comportamenti intolleranti che degenerano in crimine il passo spesso è molto breve. In questo momento la nostra società mostra vari atteggiamenti contro l’intolleranza, la solidarietà, l’accettazione dell’altro, l’inclusione.

Si è parlato molto di diversità, una parola chiave in una società che sancisce costituzionalmente diritti, ma che non è in grado di garantirli a tutti.

Alessio Mini, Responsabile Consultorio delle Valli Etrusche, ha ribadito che dovremmo parlare di unicità piuttosto che di diversità, tanto più evidenti in una società in cui il conformismo è la chiave che apre a comportamenti che vengono messi in atto per essere accettati dal gruppo sociale di appartenenza.

In un contesto del genere parole come stereotipo e pregiudizio sono la premessa della paura dell’altro, della non conoscenza del diverso da noi che preferiamo emarginare, il messaggio che passa è soprattutto quello di essere conformi ad un modello.

Viviamo in una società piena di contraddizioni, perché è una società che prima fa ammalare per poi curare, in modo che le persone si sentano inadeguate per poi curarle.

Da ricerche effettuate in varie parti del mondo emerge che uno dei fenomeni in espansione è quella del bullismo che Cristiano Draghi definisce una miccia sempre pronta a prendere fuoco; il fenomeno, una volta innescato, può vedere coinvolti con ruoli diversi molti degli studenti di una realtà scolastica, di un gruppo sociale. In questi contesti emerge l’atteggiamento dei genitori: la sensazione è che non riescano a capire cosa sta succedendo. Di fronte ai problemi di lavoro, alla difficoltà di comunicazione con figli armati di social, alla crisi, alla pandemia, alla guerra, sono sconcertati. Spesso viene mascherata l’azione nociva dei figli con l’uso di eufemismi, addolcendo l’azione con frasi come “Era solo uno scherzo, era solo un gioco”. Da non sottovalutare la tendenza a diluire la responsabilità, come nelle aggressioni e comunque è fatto noto che le persone agiscono più crudelmente quando sono in gruppo.

Di particolare interesse l’intervento degli storici sul razzismo coloniale e sul razzismo legato ai fenomeni migratori che hanno aperto a conoscenze che tendono a sfuggire alla riflessione perché lontane dalla nostra vita attuale e/o soggette a pregiudizi maturati e tramandati nel tempo.

Il periodo del colonialismo italiano è stata una storia di violenze brutali, crimini contro l’umanità e razzismo, a lungo dimenticata, rimossa o nascosta dietro il mito autoassolutorio degli «Italiani brava gente», come ci ha detto Maria Mariotti. Il colonialismo italiano dell’ultimo quarto dell’800 e dei primi due decenni del ‘900 non è stato “diverso”, cioè più umano, più illuminato, più tollerante degli altri colonialismi europei coevi e del tardo colonialismo fascista.

Riflettiamo sul fatto che dal ’37 fu avviata una odiosa campagna di separazione razziale tra italiani ed indigeni basata sul presupposto della superiorità italiana e della netta inferiorità razziale degli abissini. Vennero condannati i legami di sangue tra italiani ed etiopi descrivendo con tinte fosche il meticcio, frutto di un’unione tra una razza forte e una inferiore con caratteri animaleschi.

Affrontare le questioni sul passato coloniale del nostro paese è utile per comprendere e affrontare le nuove sfide: l’immigrazione, il rapporto con le altre culture, la percezione dell’altro.

Fare i conti con il passato serve a comprendere il presente e a costruire meglio il futuro.

Simone Paoli ha messo in evidenza l’importanza sociale e politica che ha assunto il tema migratorio negli ultimi anni e che richiede un approccio storico finalizzato a contestualizzare le immigrazioni di oggi e l’atteggiamento dell’opinione pubblica italiana di fronte a questi fenomeni. Difficile, infatti, trascurare la centralità dell’emigrazione nella storia della società italiana, in particolare nel periodo a cavallo tra ‘800 e ‘900, così come i grandi flussi migratori dalle regioni meridionali a quelle centro-settentrionali negli anni del boom economico.

Inoltre, le peculiari modalità con cui l’Italia è divenuta anche un paese di immigrazione, con una rapida crescita dei flussi di ingresso tra anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio, possono essere lette in chiave storica, così come il processo di costruzione di uno spazio europeo di mobilità. La genesi e l’applicazione del trattato di Schengen può insegnarci molto sull’attuale crisi che investe le istituzioni europee rispetto alla questione dei rifugiati e dei migranti.

Carla Maestrini ha approfondito il tema sugli stereotipi di genere e sui diritti, ha chiarito che gli stereotipi e i pregiudizi derivano spesso da non conoscenza di ciò che riteniamo diverso e che temiamo possa minacciare il nostro mondo.

In una società equa non si parla di normali/diversi, ma si ragiona in termini di Diversità Reciproca

Questa visione di una società equa incontra resistenze perché la diversità ci mette in discussione, è vista come un rischio, un pericolo: temiamo di essere contaminati, si ha paura che la diversità minacci i nostri privilegi: vale la pena di ricordare che allargare i diritti non toglie nulla a chi già li possiede.

In una società normocentrica, la persona percepita come diversa ha meno possibilità di essere ascoltata. Dobbiamo lasciare a chi è divergente la libertà/lo spazio di raccontarsi con le proprie parole e dobbiamo ascoltare.

Laura Baccaro ha approfondito la tematica relativa al crimine e alla devianza, il comportamento scorretto diventa reato quando viola le norme della collettività, quindi si può dire che un atto urta la coscienza comune perché è criminale, ma è criminale perché urta la coscienza comune. Noi biasimiamo un atto perché è un reato, ma è un reato perché lo biasimiamo.

Negli ultimi 10 anni c’è stato un passaggio dalla tutela dell’individuo a quello della collettività e c’è stato un ampliamento dei crimini d’odio che hanno un grosso impatto sulla quotidianità della vita e sono aumentati dopo il Covid come i comportamenti di linguaggio d’odio.

I crimini d’odio sono un incitamento alla denigrazione di una persona o ad un gruppo di persone come l’orientamento sessuale, l’etnia, la religione, l’handicap, per cui si arriva all’assurdo che queste persone non possono fruire dei diritti fondamentali di tutti. Quindi le tutele che l’individuo ha sono diritti che vengono lesi attraverso modalità verbali, scritte, attraverso i social e che comunque ledono l’identità personale e questo è reato. Non possiamo parlare quindi di comportamenti scorretti, ma di crimini lesivi dell’indentità individuale.

Gli interventi sono stati spesso punteggiati da domande e risposte, a testimonianza dell’interesse suscitato nei presenti.

Questa è stata una giornata di studio, fatta per stimolare la riflessione; ora c’è da scendere sul piano della azione, per arrivare ad una società più equilibrata, più inclusiva, più giusta.

Giulia Gentile

Direttrice dei corsi

Università Libera della Val di Cornia

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